sabato, 19 ottobre 2019

Negli ultimi decenni uno sforzo considerevole è stato rivolto alla comprensione del cervello umano, alla sua organizzazione e alle sue funzioni. Questa continua ricerca è stata fortemente spinta dalla necessità impellente di comprendere i meccanismi di alcune patologie cerebrali debilitanti che interessano gran parte della popolazione in momenti diversi della vita, dallo sviluppo intrauterino fino all’età senile. Gran parte di questi progressi sono stati fondati su studi eseguiti su modelli animali o tramite l’utilizzo di reperti bioptici umani collezionati post-mortem. Anche se entrambi questi modelli hanno un valore inestimabile per il progredire della ricerca, presentano dei limiti importanti. I campioni umani post-mortem hanno caratteristiche della patologia al suo stadio terminale e potrebbero non ricapitolare gli eventi molecolari che si verificano durante le prime fasi prodromiche. Inoltre i campioni bioptici offrono un’istantanea della condizione patologica terminale senza la possibilità di investigare le sottostanti dinamiche cellulari. Similmente, i modelli animali potrebbero non riflettere la complessità del cervello umano, specialmente per quelle aree, come la neocorteccia, che hanno avuto uno sviluppo sostanziale negli umani e che di fatto ci rendono differenti dagli altri componenti del regno animale.
In generale, i trattamenti per i disordini cerebrali sono attualmente piuttosto limitati e molti di essi sono rivolti al trattamento dei sintomi più che delle cause della malattia. Questo è principalmente dovuto alle seguenti ragioni:

•    Le conclusioni tratte dagli studi sugli animali si traslano difficilmente ai pazienti;
•    L’analisi di segnali intracellulari convergenti potrebbero non tenere conto dell’ampia diversità genetica nelle persone affette da malattia.

Questi punti sottolineano l’importanza di continuare la ricerca di base nelle Neuroscienze e, in particolare, lo sviluppo di modelli derivati da paziente che possono facilitare la transizione della ricerca eseguita su modelli animali ai pazienti. A tal riguardo, un programma di Neuroscienze mirato a confrontare i dati raccolti dai modelli animali con quelli ottenuti da cellule umane è altamente desiderabile. Per questo FPS si focalizza sulla generazione di cellule staminali pluripotenti indotte (induced pluripotent stem cells-iPS cells) e su modelli di organoidi, al fine di puntare la ricerca sui meccanismi sottostanti casi patologici specifici, e, in ultima istanza, per testare approcci terapeutici personalizzati.

La ricerca neuroscientifica presso FPS è attualmente incentrata sullo studio di disordini neurodegenerativi, con particolare attenzione alla malattia di Alzheimer.